SPOLETO - "Un momento così doveva essere solo nostro, quegli invitati sono di troppo", la sposa punta i piedi e se ne va prima del sì. Fa discutere la vicenda in cui la promessa sposa di un detenuto sottoposto al regime di alta sorveglianza ha abbandonato l’altare, anzi la sala comunale,alla vista del cordone di sicurezza organizzato per il giorno del suo sì. I 20 agenti di polizia penitenziaria non erano in municipio per un picchetto d’onore. Un detenuto, un uomo di origini eridionali con una lunga condanna da scontare, non poteva usufruire di uno speciale permesso di libertà, ma il Tribunale di Sorveglianza di Perugia, tra diversi mugugni, gli aveva concesso la possibilità di sposarsi fuori dal carcere, in Comune, seppure circondato da una corposa (e costosa) scorta al seguito. Ma la sposa, alla vista degli agenti, se n’è andata.Polemiche da parte dei sindacati. Le prime proteste, ieri, sono arrivate dalla Uil: “Quanto accaduto è deprecabile. Il fatto che il matrimonio non sia andato in porto rende solo più amara la vicenda.

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